giovedì 7 marzo 2013

AnimeClick.it intervista Alex Bertani di Planet Manga PARTE 3

Ed ecco infine la terza ed ultima parte della lunga intervista ad Alex Bertani, marketing manager di Panini Comics, che continua a rispondere a domande riguardanti le politiche editoriali di Planet Manga questa volta coadiuvato da un altro membro della redazione, Alessandra Marchioni, che si occuperà di rispondere a quesiti riguardanti gli adattamenti.

Ovviamente, non mancate di dare un'occhiata anche alle precedenti porzioni dell'intervista, nel caso vi fossero sfuggite:
AnimeClick.it intervista Alex Bertani di Planet Manga PARTE 1
AnimeClick.it intervista Alex Bertani di Planet Manga PARTE 2

Planet Manga logo 300x200
 
35- Cosa vi ha impedito di realizzare un’edizione al passo coi tempi di Akira, costringendovi a ristampare dei volumi privi, tra le altre cose, del senso di lettura originale?
Per l’autore quella esistente è la versione definitiva del suo capolavoro (da lui personalmente curata, riveduta e corretta). Il suo volere è che quello sia lo standard con cui viene pubblicata ovunque nel mondo.

36- State rieditando molti validi titoli, riciclando però i vecchi adattamenti. Alcuni presentano le usuali pecette, ed in altri casi addirittura il lettering fatto a mano (Cuori di menta) o ancora ambiguità d’adattamento (si veda il caso di Tokyo Killers).
Le riedizioni non dovrebbero rappresentare un'occasione per proporre al pubblico una veste "definitiva" del manga, più che un semplice modo per rendere nuovamente disponibili dei titoli esauriti nei vostri magazzini?

Pìù che edizioni “Definitiva” (un termine un po’ pretenzioso) io preferisco usare il termine Deluxe. Comunque non c’è una regola che vale sempre, “riedizione” è un concetto molto ampio che abbraccia tanti tipi di interventi possibili. In diversi casi siamo intervenuti “pesantemente” nella riedizione perché pensavamo ci fossero dei problemi a cui era corretto ovviare. In altri casi se non vengono ravvisate problematiche troppo pesanti si riutilizzano i contenuti dell’edizione originale: la sola esistenza di “pecette” per esempio non giustifica l’intera rilavorazione dell’albo così come nemmeno il lettering fatto a mano (ma sono l’unico a rimpiangerlo?).

Su TOKYO KILLERS, albo in pellicola, in tutte e due le edizioni (entrambi all’occidentale) non abbiamo toccato le sequenze originali. Quelle (correttamente) segnalate dai lettori sono le normali stranezze da ribaltamento, in passato erano uno standard accettato da tutti. Occidentalizzando è ovvio e logico che tutte le tavole e le sequenze vengano ribaltate, non possiamo intervenire randomicamente solo sulle tavole che funzionano meno, il rischio è di creare ulteriori problemi. L’unico modo per non incorrere più in questi inconvenienti è pubblicare gli albi alla giapponese, così da evitare tutti i possibili problemi da ribaltamento (e infatti da anni ormai non ribaltiamo più nulla) l’occidentalizzazione oggi è riservata solo ai rari casi (come CHI) in cui la lettura alla giapponese penalizzerebbe eccessivamente un pubblico meno abituato a questo sistema di lettura.

37- Visto il gran numero di pubblicazioni mensili, siete ovviamente costretti a far ricorso a più di una tipografia, ma lo stesso discorso vale anche per gli studi di adattamento e traduzione.
Il quadro che ne risulta è quella qualitativamente altalenante eterogeneità nei vostri prodotti che tanto spesso suscita le proteste dei lettori. Ad esempio ancora oggi vediamo manga con le famose pecette, altri che non le hanno (ma spesso si potrebbe fare di meglio con le ricostruzioni), altri con le onomatopee adattate, altri con la traduzione in piccolo a lato, altri con le onomatopee né adattate e né tradotte, alcuni con traduzioni curate, altre opinabili o molto poco scorrevoli, e via discorrendo.
Non sarebbe il caso di individuare, e quindi adottare, una linea editoriale ben precisa da far rispettare di volta in volta a tutti i vostri collaboratori, occasionali/esterni e non?
Ad esempio attualmente qual è la vostra politica in merito all'adattamento delle onomatopee?

Passo la parola ad Alessandra Marchioni la nostra coordinatrice editoriale di Planet Manga:
Alessandra Marchioni: Lo sviluppo che negli ultimi anni ha avuto la produzione di scanlations amatoriali è andato a influenzare non poco la percezione dei lettori. È chiaro che in linea di massima un editore cerca di limitare la copertura del disegno e controllare che le cosiddette pecette siano applicate su un’area minore possibile, ma dobbiamo tenere presente che per mantenere una scaletta di pubblicazione con tempi di lavorazione standard non è sempre possibile, né sensato, operare cesellature da certosini. Chi può permettersi di farlo dispone di una quantità di tempo indeterminata. Basta scorrere rapidamente gli adattamenti di edizioni di tutto il mondo per capire che le cosiddete “pecette”siano ormai diventate LO standard. Logico che l’editore cerchi sempre una proporzione tra un adattamento che rispetti il più possibile il disegno e i tempi di lavorazione che gli consentano di mantenere i propri lettori un calendario di uscite il più possibile regolare. Sui manga, in particolare, questo è reso ulteriormente complicato dal problema della serializzazione a ridosso del mercato giapponese, che introduce non poche variabili last minute da gestire durante la lavorazione.
Riguardo alle onomatopee, non esiste una politica unica, per il semplice fatto che gli accordi con editori e autori giapponesi sono diversi. C’è chi permette l’adattamento e chi lascia l’editore libero di scegliere se adattare oppure no. In alcuni casi estremi: alcuni autori vietano proprio di fare qualunque cosa, persino di scrivere le traduzioni a lato delle vignette.


Planetes Deluxe cover 1Planetes Deluxe cover 2Planetes Deluxe cover 3





















39- Planetes è una delle poche vostre riedizioni che possono vantare una nuova traduzione, ma che purtroppo presenta delle scelte d’adattamento, per utilizzare un eufemismo, alquanto opinabili.
Ad esempio all’inizio del capitolo 16 vi è un dialogo in cui due personaggi giungono a farsi una dichiarazione di matrimonio giocando allo “shiritori”, un gioco di parole che consiste nel citare, a turno, una parola che inizi con la sillaba finale della parola detta in precedenza.
In questo nuovo adattamento di Planetes Deluxe, Gianluca Bevere, tristemente noto per rimaneggiamenti di questo tipo, ha pensato bene di reinventarsi di sana pianta l’intero dialogo (ben 4 tavole) eliminando il sopracitato gioco e facendo perdere gran parte della magia di questo bel momento del manga. Qui di seguito le tavole per un paragone:


Planetes eng cap 16 tav 1
Planetes eng cap 16 tav 2 e 3
Planetes eng cap 16 tav 4

Planetes Deluxe cap 16 tav 1
Planetes Deluxe cap 16 tav 2 e 3
Planetes Deluxe cap 16 tav 4

Planetes prima edizione cap 16 tav 1
Planetes prima edizione cap 16 tav 2 e 3
Planetes prima edizione cap 16 tav 4

Com’è possibile che ai giorni nostri si debba ancora assistere a censure di questo tipo?
Rielaborazioni simili sono concordate da tutti in redazione, o si tratta di un’iniziativa del traduttore che viene lasciato libero di agire come meglio crede?

Alessandra Marchioni: Lo “shiritori” è un gioco che per via delle sue regole si presta a essere usato solamente con la lingua giapponese. Inoltre quei dialoghi erano intraducibili mantenendo le regole del gioco, ovvero, o si traduceva senza rispettarne le regole (perché la traduzione non avrebbe prodotto gli stessi suoni) e quindi in pratica non aveva senso dire che stavano giocando allo shiritori, oppure non si traduceva ma si inventavano dei nuovi termini per farli giocare allo shiritori pur parlando in italiano (senza contare che non ha alcun senso giocare allo shiritori in italiano, perché è praticamente impossibile perdere, visto che abbiamo pochissime parole di uso comune che finiscono con la N). Quindi o si traduceva ottenendo un dialogo insensato, o non si traduceva inventandosi una specie di versione italiana dello shiritori. Nella nostra prima edizione figura questa seconda opzione, ma il dialogo risulta forzato e incomprensibile senza note, perché lo shiritori è un gioco sconosciuto in Italia, e soprattutto non rispetta le regole del gioco, che non menziona l'uso di due parole. Insomma, in entrambi i casi sarebbe stata una forzatura che avrebbe lasciato interdetti il 99% dei lettori.

Gianluca Bevere opta scientemente per una terza opzione, cioè riscrivere interamente quel dialogo, mantenendone i contenuti vacui e scherzosi della prima pagina e la proposta e la risposta delle seguenti tavole.
Lo stile della traduzione vuole rifarsi al doppiaggio dei film, dove si ricerca una lettura il più possibile scorrevole, agevolando una fruizione chiara e veloce senza migliaia di note e asterischi. Là dove compaiano parole intraducibili ha senso mettere una nota, ma secondo Gianluca prediligere una lettura scorrevole mantenendo lo spirito originale, in altre parole dare precedenza al significato piuttosto che al significante, è quanto di più rispettoso si possa fare nei confronti di un'opera e di un autore.
Concludo dicendo che redazione, editor e traduttori sono naturalmente in contatto per la maggior parte delle scelte editoriali. Le decisioni vengono per lo più prese collettivamente considerando i diversi aspetti che sono in gioco: contesto del manga, possibili richieste specifiche dell’editore, requisiti del target di destinazione, esigenze di marketing, presenza di animazioni già conosciute… tutti questi e mille altri fattori entrano in discussione e ognuno di noi contribuisce con la propria esperienza a raggiungere una decisione definitiva.


40- Sempre restando in ambito adattamenti, perché avete chiamato solamente “Beyblade” il manga della saga Metal Fusion, creando così confusione con la prima serie pubblicata tempo fa da un altro editore?
Alessandra Marchioni: Questa scelta è frutto di un accordo preventivo con il licenziante, che auspicava così di unificare tutte le storie di Beyblade nell’immaginario di lettori e spettatori (dell’anime) creando anche un logo unico. Tenete presente che in generale non esistono titoli di manga che non siano stati preventivamente concordati con l’editore giapponese e addirittura, in alcuni casi, la scelta del titolo sul mercato italiano è guidata con decisione proprio da quest’ultimo.

41- In alcune vostre pubblicazioni non è raro trovare dei refusi particolari: qualche piccola e marginale frase o onomatopea in francese (come in Happy! o City Hunter CE). Elementi come questo ci fanno supporre in un riutilizzo d’impianti provenienti dalla divisione francese di Planet Manga. Lo confermi?
Alessandra Marchioni: Si, essendo in possesso di adattamenti all’occidentale già eseguiti in precedenza per il mercato francese, viene logico utilizzarli anche per la successiva edizione italiana. Certo cerchiamo di essere il più possibile accurati nella sostituzione del testo, ma qualche rimanenza può capitare, così come può capitare che rimangano residui di testo giapponese non tradotto. Alcune volte in realtà è proprio il licenziante giapponese a fornirci materiale non giapponese, bensì già adattato da editori stranieri su cui ha controllo. In quel caso, un eventuale errorino nella sostituzione del testo può mostrare adattamenti addirittura in inglese o in altre lingue. Ad ogni modo, a prescindere dai materiali di stampa, le traduzioni vengono fatte rigorosamente dal testo giapponese.

42- Come funziona il vostro proofreading e su quanti livelli è strutturato? I lettori se lo chiedono soprattutto quando notano errori davvero ingenui come quello sulla sovraccoperta di Eden Deluxe, o le prime pagine “bruciate” di La fine del mondo prima dell’alba; refusi che, converrai con noi Alex, basterebbe davvero poco per evitare.
Lo so che può sembrare difficile da credere, ma il nostro proofreading è strutturato già su di un paio di passaggi, in genere abbastanza efficaci (vi ricordo sempre l’enorme numero di pagine che produciamo mensilmente), poi capisco che per un lettore conti più una pagina con un problema che tutte le altre 199 senza errori. Alla fine siamo tutti persone e purtroppo l’errore è una componente umana… altra risposta non so trovare.
Da vorace lettore quale sono (fumetti, libri, riviste, ecc…) trovo e leggo spesso refusi ed errori anche in prodotti di editori ben più grandi e strutturati di noi. Personalmente non mi turba, lo vivo come una componente un po’ fisiologica e in parte ineluttabile del mondo dell’editoria.
Non consolerà nessuno, ma siamo i primi a cui viene il “fegato grosso” ogni volta che queste sviste scappano. Peraltro ultimamente abbiamo spesso pagato di tasca nostra questi errori finanziando ristampe o riedizioni messe a disposizione gratuitamente ai lettori.

43- Anni fa si stampava magari con materiali meno pregiati, ma almeno per quel che riguarda la qualità di stampa, non vi erano particolari problemi. In questo 2012 invece abbiamo assistito al diffondersi ad una “epidemia di morbillo” tra i retini. Ad esempio le vecchie edizioni di Akira e Blame! non avevano strane quadrettature o pois nei retini, contrariamente alle recenti riedizioni. O ancora Buonanotte Pun Pun che ha subito rallentamenti nella serializzazione per cercare di risolvere il problema; eppure in tutti i casi vi si è riusciti solo in parte.
Che cosa sta succedendo? Perché oggi gli editori (ricordiamo che non è un solo problema di Planet Manga) riscontrano quest’antipaticissimo problema?

Qui ci vorrebbe un tecnico a rispondere. Quello che so è che col passaggio al digitale è all’improvviso sorto un problema di incompatibilità tra i file di stampa che si ricevono dal Giappone e i software con cui gli stampatori italiani mandano in stampa i volumi. Si tratta di un problema di non semplice risoluzione e spesso siamo costretti a procedere per tentativi, visto che i file ricevuti (in standard giapponesi) non li possiamo sostituire. Abbiamo tenuto fermo un numero di Blame Deluxe settimane e settimane, perché nonostante mille tentativi (di tecnici specializzati!) continuava ad uscire una stampa non soddisfacente. E’ stato abbastanza frustrante, si trattava di un volume costoso e non volevamo in nessun modo avesse dei problemi. Ad oggi nessun tecnico è ancora riuscito a capire con precisione l’origine del problema e a darci una soluzione definitiva; la cosa incredibile è che non tutti i file che riceviamo (anche quelli dallo stesso mittente) presentano questo problema, la cosa è inspiegabilmente randomica. Fortuna che è abbastanza circoscritto... ma temo sia un problema che almeno in piccola parte potrà ripresentarsi. In casi disperati la soluzione può essere quella di scansionare l’albo, ma in linea di massima cerchiamo di usare sempre il materiale originale.

44- Con la gran quantità di novità che pubblicate ogni mese, non è raro che una vostro nuovo titolo appaia, quasi dal nulla, sulla rivista Anteprima, senza che sia stato precedentemente annunciato sul web. Non ritenete che tale scelta possa diminuire la visibilità dei suddetti titoli?
Beh, in genere cerchiamo sempre di strutturare piani di lancio con un discreto supporto all’uscita (poster, preview, annunci alle fiere, gadget, ecc …); pubblicando tanto può essere che qualcosa sia scappato ma in genere cerchiamo di assicurare a tutti i nuovi lanci una certa visibilità.

45- È sicuramente con un certo stupore, misto ad un lieve disorientamento, che abbiamo visto annunciare a Lucca Comics & Games 2012 una nuova edizione da edicola di Hokuto no Ken, titolo pubblicato da un altro editore, anche se in una veste editoriale differente.
Come nasce un’acquisizione simile e quali potenzialità credi abbia?

Spero buone, la nostra collana “Ken le origini del mito” ha sempre avuto ottimi risultati. Ci piaceva l’idea di proporre al lettore una “full immersion” del personaggio di cui andavamo a proporre il numeroso (e attesissimo) materiale inedito; così abbiamo deciso di affiancargli la riproposizione delle storie classiche che in Italia da molti anni non apparivano in edicola. Stiamo studiando in questi giorni il piano di lancio e non è escluso ci sia qualche sorpresa sulla formula che utilizzeremo. Vediamo se la cosa andrà in porto, per ora è prematuro parlarne

Hokuto no Ken cover 1Hokuto no ken Toki gaiden cover 1Souten no Ken cover 1





















46- I nuovi shounen “di tendenza” da voi pubblicati di recente (Sket Dance, L’attacco dei giganti, Blue Exorcist ecc), come stanno andando? Se per assurdo un Naruto o un Bleach fossero stati pubblicati per la prima volta oggi in Italia, pensi avrebbero avuto le stesse probabilità di sfondare rispetto a dieci o più anni fa?
Il riscontro è stato ottimo per Giganti e Blue Exorcist, buono per Sket Dance. In genere oggi, rispetto al passato, la partenza è più lenta, difficilmente al lancio fai i risultati che ottenevi in passato, però quando il titolo è buono alla fine viene fuori, gli arretrati di queste serie per esempio oggi vendono molto molto bene.

47- Con titoli come Hime-chan no Ribbon e Cat's Eye avete pubblicato (in contemporanea o meno) sia l'opera classica che il remake moderno. Quale delle due versioni ha riscosso maggior successo? Se ce ne sarà l'occasione, ripeterete la cosa per altri titoli?
In genere quella classica riscuote sempre più interesse. L’effetto nostalgia è sempre forte. La formula ci piace, alla fine anche Ken il guerriero (Gaiden + serie classica in contemporanea) verrà pubblicato con una logica simile.

48- Durante la conferenza al Cartoomics 2012 avete manifestato interesse verso altri titoli picchiaduro di Hiroshi Takahashi, l'autore di Worst. Come si spiega quest'attenzione verso un autore la cui unica opera da voi pubblicata, Worst appunto, ha subito il sovrapprezzo di quasi 2€ ed il passaggio in fumetteria che è di solito riservato ai titoli dalle scarse vendite?
Passaggio che però gli ha giovato, il titolo si è stabilizzato con una sua nicchia di lettori ed ora procede spedito. Si tratta di un segmento di cui abbiamo sempre pubblicato diversi titoli, compresi quelli odierni (All Rounder Meguru, Tough, Shamo e altri...) si tratta di un filone classico della letteratura Manga in cui siamo sempre stati presenti

49- Prima o poi avete intenzione anche voi di puntare sul mercato degli hentai, o è un settore che non vi interessa proprio?
No, almeno per il momento, lo escludo.

50- Siete stati fra i primi (o forse i primi in assoluto?) a trattare in Italia i boys' love, pubblicando "New York New York" e "Zetsuai", ma non avete più considerato questa tipologia fino alla pubblicazione del recente Sakuragari. Cosa è cambiato quindi nel frattempo? Avete intenzione di continuare a proporre titoli simili?
Non è cambiato nulla, ieri come oggi non ci sono né preclusioni, né volontà di trattare certe tematiche a tutti i costi. I driver principali nella scelta delle serie rimangono sempre la qualità e il valore del fumetto, delle illustrazioni, la capacità della storia di coinvolgere noi lettori e di farci sognare. Quando un fumetto ha queste caratteristiche può permettersi di trattare qualsiasi argomento. Personalmente sono un po’ freddino verso certi fumetti troppo “di genere” in cui la tematica ha la precedenza sull’idea e sullo sviluppo dell’intreccio. Credo poi che tra i fumetti che citi (e che risalgono in effetti a molto tempo fa...) e Sakuragari ci siano stati tantissimi altri fumetti (e altri ne arriveranno) al cui interno questi argomenti sono stati trattati e spesso con equilibrio, misura e realismo, senza peraltro poter definire quei manga veri e propri “Boys’ love”.

51- Gli acquirenti di sesso femminile son sempre stati considerati una minoranza, anche se la tendenza sembra andare lentamente a colmarsi; si veda la pubblicazione di numerosi shojo e una timida apertura verso i manga di tipo josei degli ultimi anni.
Quanto è cambiato il peso del pubblico femminile nel corso degli anni? E quanto incide sulle vendite dei titoli principalmente pensati per un pubblico maschile? Per caso avete intenzione di puntare su qualche titolo josei nel 2013?

Il peso del pubblico femminile all’interno dell’universo dei lettori di fumetti negli anni è aumentato in maniera esponenziale, ed è stato proprio il il massiccio arrivo in Italia dei manga ad aver dato il via a questo nuovo trend. Chiaramente all’inizio sono state proprio le tematiche più “femminili” (tipiche degli shojo) ad attirare le ragazze verso i manga. Poi, come spesso acade, una volta acquisito il gusto e l’abitudine alla lettura, il pubblico femminile ha finito con l’espandere i propri interessi apprezzando anche prodotti non specifici. Oggi le ragazze sono diventate una componente quantitativamente molto significativa anche di prodotti tradizionalmente percepiti come maschili.
Aggiungerei anche che sempre di più, tra i manga, ci troviamo davanti a fumetti le cui tematiche sono meno rigidamente classificabili, riuscendo a trattare nel contempo sia tematiche tendenzialmente maschili (come l’avventura, l’azione, il sexy ecc…) che femminili (la commedia, le relazioni affettive, ecc … ) evoluzione che personalmente giudico un grande passo avanti.

53- Ci congediamo con un’ultima domanda: quali sono i propositi e le aspettative per il nuovo anno editoriale di Planet Manga?
Considerato il periodo di difficoltà e di crisi che stiamo passando, come azienda direi che nel corso del 2012 abbiamo ottenuto risultati veramente importanti, peraltro difficilmente preventivabili. Anche solo ribadirli e mantenere le posizioni raggiunte è un obiettivo molto sfidante. In realtà mi aspetto forse un po’ di flessione. Verso i nostri lettori invece direi che oltre a continuare a pubblicare tanti bei fumetti, la nostra priorità rimane quella di riuscire ad accontentare maggiormente quella fascia di lettori più esigente e spesso abbastanza critica nei confronti del nostro lavoro, alcuni loro appunti credo siano a volte condivisibili, se non su tutto almeno su alcune delle cose che più spesso ci chiedono.
Almeno ci proveremo.

Grazie ancora Alex. Ci si risente presto, magari per un’altra intervista.
Volentieri e grazie a voi per lo spazio. 

Nessun commento:

Posta un commento

STARVING ANONYMOUS - RECENSIONE

  https://youtu.be/Yx8fNKyrSA0